Figli: sempre meno nascite nelle grandi città

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    I figli, un dono prezioso, lo sappiamo. Eppure se ne fanno sempre meno. I motivi sono tanti e troppo spesso abbiamo affrontato l’argomento, nelle pagine di questo blog. Vogliamo tornare a farlo, chiedendovi una riflessione in più, quella che emerge dai dati presentati dall’’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma, diretto dal Prof. Walter Ricciardi: le aree metropolitane (15 sul territorio italiano e corrispondenti alle grandi città), non sono salutari. Soprattutto mancano aree verdi che possano aiutare ad ossigenare l’aria, troppo ricca di agenti inquinanti.

    Lo smog non è un fattore favorevole ai bambini o alle gravidanze! Certo i dati precisi, pubblicati nel primo Rapporto OsservaSalute delle Aree Metropolitane, ci raccontano anche altre cose, sconfortanti direi. Milano (insieme a Cagliari) è la città italiana con le neomamme più vecchiette: il primo figlio arriva di solito a 32,1 anni (contro un valore medio nazionale di 31,1).

    Particolarmente frequente il ricorso all’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) che registra incremento rispetto agli anni precedenti. Siamo in presenza di 12,78 casi per 1.000 donne contro una media nazionale di 9,67. A Cagliari invece si ha il tasso minore di IGV, ma anche il tasso di fertilità più basse in assoluto (0,9 figli per donna)!

    A Napoli l’età media della donna al parto è di 29,6 anni (la minore di tutte le province metropolitane a pari merito con Catania), contro un valore medio nazionale di 31,1 anni (dato 2005). L’area di Napoli presenta anche il maggior tasso di fecondità totale di tutte le province metropolitane è di 1,507 figli per donna contro un tasso medio italiano di 1,311.

    Insomma si ha la conferma dei dati più volte evidenziati in altri campi. Dove la donna ha possibilità di lavorare e gli ambienti sociali sono più distaccati, il figlio si rimanda più a lungo.

    Abbiamo avuto modo di vedere come la fertilità diminuisca dopo i 30 anni. Ci siamo occupate più volte di come sia difficile continuare a lavorare avendo un figlio, e non vogliamo (personalmente almeno) sentire più dire che le donne preferiscono la carriera alla gravidanza.

    Anche a Napoli e dintorni le ventenni vorrebbero poter scegliere tra lavoro e maternità, ma a fronte di servizi sociali assenti gioca un ruolo diverso l’organizzazione della famiglia. Ho amiche che lavorano tutto il giorno anche avendo tre figli!

    Sono più vicini i nonni, (spesso si abita nel medesimo edificio), è più alto il numero delle zie che all’occorrenza possono aiutare, c’è un interscambio diverso anche tra le mamme, più solidali. Il tutto favorito dalle minori distanze in cui si vive, cresce, ci si sposa e si va a vivere, si lavora. Ovviamente non è opportuno generalizzare, ma l’esperienza diretta mi sta insegnando questo e mi piacerebbe conoscere la vostra opinione al riguardo!

    Il tasso medio di fecondità in Italia è 1,3 figli per donna, così “alto” grazie alla presenza delle immigrate. Per avere un ricambio generazionale ne servirebbero almeno 2. In questo modo gli italiani si qualificano come una razza in via d’estinzione.

    Sono certa, che la colpa non è delle mamme che vogliono (spesso “devono”) lavorare, ma di un sistema sociale che non garantisce aiuti, organizzazione e servizi, neppure un pò di verde in città.

    Foto da:

    http://www.synergiacentrotrauma.it

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