Fertilità: quanto tempo dopo il parto si può concepire di nuovo?

Fertilita dopo parto

Il bebè è nato da poco, e la neomamma si interroga sulla sua fertilità. Risuonano nelle orecchie vecchie credenze popolari del tipo “una donna che allatta al seno non può restare incinta finché non smette”, oppure “finché non svezza il bambino”, e consimili pillole di saggezza femminile, non troppo lontane dalla realtà. Ma, naturalmente, sia che si desideri un secondo figlio a distanza ravvicinata da primo sia che, invece, si cerchi proprio di scongiurare questa eventualità, è necessario conoscere bene il funzionamento del proprio corpo.

Quanto tempo dopo il parto, una donna è di nuovo in grado di concepire, indipendentemente dal ritorno del ciclo mestruale in piena regola? E’ una fase molto delicata, quella del recupero della funzionalità dell’apparato riproduttivo femminile dopo la gravidanza, che subisce sicuramente l’influenza ormonale dell’allattamento, ma che non si verifica allo stesso modo, e con gli stessi tempi, in tutte le neomamme. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Obstetrics & Gynecology, ha proprio tentato di far luce sulla questione, e sui diversi casi, ponendo particolarmente l’accento sulla contraccezione post parto.

La ricerca ha analizzato 4 studi precedenti, dai quali è emerso che, ad esempio, le donne che allattano hanno effettivamente meno probabilità di tornare fertili a poca distanza dalla nascita del bebè (proprio come dicevano le nostre nonne), e tuttavia, un concepimento non è comunque da escludersi totalmente. Le mamme che non allattano, invece, recuperano in pieno la propria funzionalità riproduttiva entro le 6 settimane dal parto, ma in alcune (casi rari ma, comunque, registrati) una prima ovulazione si era già verificata a 25-27 giorni dalla nascita del bimbo.

Come regolarsi per poter riprendere una vita intima di coppia, senza “rischiare” subito una seconda gravidanza? Si rende necessario usare un contraccettivo. A tal proposito, lo studio suggerisce la pillola, anche per le mamme che allattano, a patto che, per queste ultime, sia solo a base di progestinico (la mini-pillola, in pratica).

Il contraccettivo orale a base anche di estrogeni, infatti, si trasmette al latte materno e può inibire la crescita del neonato. In generale, comunque, l’OMS rassicura che trascorsi i primi sei mesi (che poi è anche il momento in cui i pediatri consigliano di cominciare con lo svezzamento), l’uso della pillola contraccettiva anche a base di estrogeni è senza rischi per tutte.

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Lunedì 21/03/2011 da

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