Fecondazione in vitro: anche il Tribunale di Milano boccia la legge 40

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Fecondazione in vitro legge 40

Ennesimo stop per la controversa legge 40 che si occupa di fecondazione in vitro e procreazione assistita. Stavolta sono stati i giudici del Tribunale di Milano che, come si dice in gergo tecnico, hanno eccepito l’incostituzionalità della legge, rimandandola alla Consulta. Per la precisione, la questione è stata sollevata a proposito della norma che vieta il ricorso alla fecondazione eterologa, stabilendo anche delle dure sanzioni nei confronti delle strutture sanitarie che dovessero trasgredire, perchè: “non garantisce alla coppie cui viene diagnosticato un quadro clinico di sterilità irreversibile il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare”.

Facciamo un piccolo passo indietro e vediamo per quale motivo il Tribunale di Milano si è espresso così negativamente sulla legittimità della normativa. Il tutto è partito la scorsa estate dal ricorso di una giovane coppia di Parma che, assistita da un team di legali, ha deciso di “imporre” al ginecologo che seguiva il loro caso, la fecondazione eterologa, per l’appunto vietata per legge, in Italia.

Gli aspiranti genitori, impossibilitati a concepire un figlio a causa della sterilità completa e irreversibile del marito, avevano pensato di poter impugnare una precedente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a favore di alcune coppie infertili che avevano fatto causa allo stato austriaco. In alternativa, qualora non fosse stata presa in considerazione la sentenza europea, ci si sarebbe avvalsi della possibilità di sollevare una “eccezione” davanti alla Consulta. Il “piano B” è stato quello preferito dai giudici milanesi, che hanno così rimandato la controversia alla Corte Costituzionale.

I coniugi di Parma non sono i primi che si sono rivolti al Tribunale per ricorrere contro la legge 40, in precedenza si erano avvalsi di tale facoltà anche una coppia di Catania e una di Firenze. Vedremo come andrà a finire, certo è che la problematicità della normativa sulla procreazione assistita è tale da poter dare luogo a ricorsi e controversie. E questo a voler stare dietro alla legge. Diversamente, come fanno già molti aspiranti padri e madri italiane, non resta che andare all’estero e fare (a pagamento) ciò che entro confini del nostro Paese non è possibile fare.

Ven 04/02/2011 da Paola Perria

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