Fecondazione in vitro: in GB bebè da tre genitori diversi

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    Bebe tre genitori

    La fecondazione in vitro sta per superare frontiere fino ad ora ritenute off-limits. In Gran Bretagna, infatti, il governo presieduto dal Primo Ministro David Cameron, ha dato il via libera alla sperimentazione di una controversa tecnica che permetterebbe un concepimento “triplo”. In parole povere, un bebè perfettamente sano potrebbe venire al mondo, già nel 2012, grazie alla fusione del DNA di tre genitori. Due madri e un padre, nello specifico. Si tratta di un metodo finora considerato controverso e molto osteggiato, messo a punto dall’equipe del dott. Doug Turnbull della Newcastle University, e spiegato in un articolo apparso sul Times.

    Attraverso la fusione dei DNA di due ovociti fecondati (uno della madre biologica, diciamo così, l’altro di una donatrice), si mira ad ottenere la sostituzione dei mitocondri materni (organismi cellulari affetti da un qualche difetto che si trasmetterebbe al bambino) con quelli sani della donatrice. In questo modo, però, di fatto il figlio avrebbe tre genitori, anche se il materiale biologico ereditato dal “terzo incomodo” sarebbe pari ad appena lo 0,2% .

    Come anticipavo, la sperimentazione di questa rivoluzionaria tecnica di inseminazione artificiale è oggetto di polemiche piuttosto accese. “Quella messa a punto a Newcastle è una forma di ingegneria genetica che sfida le nostre idee sulla natura dell’essere genitore”, mette in guardia Josephine Quintavalle, di Comment f Reproductive Ethics. Eppure, sostiene il Times, si tratta di un: “Sentiero controverso, ma per un nobile scopo”.

    Ovvero, quello di salvare il nascituro da malattie genetiche gravissime che possono interessare il cervello, il fegato, il cuore. I ricercatori britannici hanno incontrato recentemente il premier Cameron per illustrargli l’esperimento, trovando l’approvazione del capo del Governo, il quale ha perso un figlio di 6 anni, il primogenito Ivan, affetto da una gravissima forma di epilessia. Il Ministro della Sanità, Andrew Lansley, ha perciò formato una commissione ad hoc per seguire la sperimentazione.