Fare la mamma è sempre più difficile, la denuncia di Save the Children

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    Mamme lavoratrici e crisi economica

    Essere mamma in Italia in tempi di crisi è sempre più difficile: arriva anche da Save the Children la denuncia che mette in luce come le donne con figli siano a rischio discriminazione, ora più che mai. Secondo il rapporto“Mamme nella crisi” dell’associazione umanitaria, quasi 2 donne su 3 con due figli non hanno lavoro ed 800 mila donne hanno subito interruzioni forzate di lavoro in due anni: da questo quadro emerge che il 22,6% dei bambini è a rischio povertà. La difficoltà maggiore è quella delle mamme di origine straniera che devono lasciare il loro paese e ricominciare una nuova vita.

    “Gli effetti della crisi colpiscono le mamme in modo sempre più grave, evidenziando, in Italia, un circolo vizioso che lega il basso tasso di occupazione femminile, l’assenza di servizi di cura all’infanzia, le scarne misure di conciliazione tra famiglia e lavoro e la bassa natalità, con una pesante ricaduta sul benessere dei bambini – si legge nel rapporto Save the Children – La difficile condizione delle madri nel nostro Paese è infatti uno dei fattori chiave che determinano una maggiore incidenza della povertà sui bambini e sugli adolescenti. Sebbene meno visibile di quello dei tassi finanziari internazionali, lo spread relativo al rischio di povertà tra minori e adulti in Italia è infatti pari all’8,2%, con il 22,6% dei minori a rischio povertà contro il 14,4% degli over diciotto”.

    Più figli si hanno, più cala il tasso di occupazione delle donne: quando l’azienda non concede il part-time, molte donne si vedono costrette ad abbandonare il lavoro che, ricordiamo, oltre che un dovere è anche un diritto di ogni cittadino volenteroso.

    Purtroppo però, quando il part time non è possibile, le mamme si trovano a dovere rinunciare al lavoro per evitare di vedere volatilizzato il loro stipendio tra baby sitter e asili, sempre più cari. L’alternativa più economica, nella maggior parte dei casi è stare a casa con i propri figli.

    Ricordiamo inoltre che l’Italia, come Save the Children, è una delle nazioni europee che investono meno nei servizi per le famiglie e per i bambini.

    “La crisi non può e non deve essere un alibi per non affrontare subito le difficoltà specifiche e i divari di genere che ricadono sulle mamme e inevitabilmente sulla condizione dei loro figli – dice Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children – Inserimento e permanenza delle mamme nel mondo del lavoro sono elementi imprescindibili, perché non si può chiedere ad una donna di scegliere tra lavoro e maternità come se fossero percorsi di vita inconciliabili. Il rafforzamento della rete dei servizi di cura, poi, rappresenta non solo un presupposto necessario per l’accesso al lavoro delle attuali o future mamme ma anche una spinta allo sviluppo stesso dell’occupazione femminile”.