E’ incinta e l’agenzia interinale non l’assume. Accade in Abruzzo

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    Incinta niente lavoro

    Ennesimo caso di discriminazione femminile sul lavoro, stavolta una ragazza incinta è stata scartata da un’agenzia interinale proprio per “colpa” della sua gravidanza. La vicenda non ci deve stupire, ormai non si fa che sentire di donne che per lavorare in Italia devono rinunciare alla maternità, considerata un freno alla produttività ma soprattutto un “peso” economico che le aziende non si sentono di accollarsi. Effetto “solo” della crisi economica che ci attanaglia ormai dal 2008? Sicuramente c’entra, ma il problema è che la disoccupazione o l’inoccupazione (quella di chi ormai neppure ci prova più a cercarsi un lavoro) sono diventate la piaga del nostro Paese a livello giovanile soprattutto femminile.

    Le donne che lavorano, poi, nonostante sia stato appurato che rendono meglio dei colleghi uomini dal punto di vista produttivo (e pagate meno), vengono penalizzate non appena decidano di metter su famiglia, come testimoniano pratiche comuni quali le dimissioni in bianco e i contratti non rinnovati. Ultimo il caso di una annunciatrice RAI che rischia di perdere il posto a causa della gravidanza. Ma torniamo al caso della ragazza abruzzese.

    Discriminata perché incinta, il caso abruzzese

    Del fattaccio si è resa responsabile un’agenzia interinale di Pescara, la Gi-Group vincitrice di una gara d’appalto per la fornitura di lavoratori interinali all’Azienda di Promozione turistica regionale (Aptr). Secondo quanto denunciato dal deputato dell’Italia dei Valori (vicecapogruppo regionale del partito) Cesare D’Alessandro, una delle collaboratrici dell’agenzia, che da 10 anni veniva chiamata regolarmente ogni estate a lavorare presso l’ufficio IAT (Informazione e Accoglienza turistica) di Silvi (Teramo), nonostante fosse ormai in posizione utile in graduatoria, non ha potuto firmare il contratto a tempo indeterminato che a questo punto della sua esperienza lavorativa con l’Agenzia sarebbe stato il naturale step, perché al quinto mese di gravidanza. In buona sostanza, il diritto al lavoro sicuro le è stato negato per via della maternità.

    Discriminata perché incinta, politica e sindacato si mobilitano

    Come anticipato, ad occuparsi di denunciare il vergognoso caso di discriminazione, è stato il deputato IDV D’Alessandro in collaborazione con la FP Cgil. E’ stata perciò presentata un’interrogazione in merito alla questione all’Assessore regionale per il Turismo Mauro Di Dalmazio. “L’ennesimo caso di discriminazione delle donne, sul mondo del lavoro è stato denunciato dalla Fp Cgil. Non possiamo accettare che simili vergognosi comportamenti si ripercuotano ancora a spese delle donne. L’assessore Di Dalmazio, fatti i dovuti accertamenti, dovrà prendere una posizione netta e precisa affinché alle donne in maternità sia riservato un trattamento almeno paritario nel mondo del lavoro”, ha dichiarato D’Alessandro.

    “Innanzitutto dalla Regione, dagli Enti locali, dalle aziende dipendenti e dalle società partecipate deve venire un segnale forte nei confronti della Gi-Group e di tutte le imprese: sia chiaro che mai potrà essere instaurato né mantenuto in piedi alcun rapporto di lavoro con quelle imprese che praticano la più odiosa delle discriminazioni. In questo senso – ha concluso il deputato – proporremo e faremo votare un documento di impegno per tutta la Giunta regionale, chiedendo che da subito sia ristabilito il diritto al lavoro di chi è stato discriminato e, per il futuro, attuando comportamenti che escludano dagli appalti pubblici le ditte che non offrono adeguate garanzie per le pari opportunità”. Speriamo davvero che la denuncia vada a buon fine per la futura mamma, protagonista suo malgrado di questo caso di discriminazione. Soprattutto, speriamo di non dover più segnalare vicende analoghe.