Diventare mamma dopo il cancro oggi è possibile con la conservazione degli ovuli

da , il

    diventare mamma dopo il cancro

    Diventare mamma dopo essere guarite dal cancro oggi è possibile e così tantissime donne che hanno vissuto questa tremenda esperienza possono sognare la cosa più bella, ovvero avere un figlio. Parliamo di 2.420 donne in età fertile (tra i 15 e i 49 anni) che ogni anno sono colpite da cancro al seno e grazie alle scoperte scientifiche il tasso di guarigione si attesta al 90 per cento. Visto che si parla anche di donne molto giovani, è di fondamentale importanza che le cure possano anche consentire a queste donne di diventare madri e di non intaccare quindi la loro fertilità. La soluzione è quella di congelare gli ovuli prima dell’inizio della terapia per poi pensare alla fecondazione in vitro.

    Anche la menopausa precoce dopo la chemio si può evitare, come scoperto da una nuova ricerca, grazie ad un farmaco (la triptorelina) che mette a riposo le ovaie prima dei trattamenti contro il cancro. Oggi il 40-70 per cento delle donne che hanno avuto un tumore al seno hanno problemi di fertilità, questo perché la chemioterapia ha degli effetti tossici sulla fertilità.

    «La crioconservazione rappresenta una grande speranza per le pazienti che non intendono rinunciare alla maternità – ha detto Andrea Borini, presidente della Società italiana di conservazione della fertilità-. Dopo l’entrata in vigore della legge 40 nel 2004, nel nostro Paese la tecnica di congelamento degli ovociti è stata molto affinata e ha prodotto risultati sempre migliori: basti pensare che, in questi sette anni, la percentuale di recupero di ovociti scongelati è passata dal 50 all’80 per cento. Mentre la percentuale di successo della procreazione medicalmente assistita con l’impiego di ovociti crioconservati è passata dal 12 per cento iniziale fino a livelli che si attestano al 25-26 per cento. Importanti prospettive riguardano anche la più recente tecnica di crioconservazione e trapianto di tessuto ovarico che, ad oggi, ha portato alla nascita di 13 bambini».

    Una speranza e nuove sperimentazioni tese soprattutto a preservare la fertilità delle giovani donne che hanno il diritto di realizzare il sogno di avere un figlio.

    . «E’ bene chiarire – ha concluso Fedro Peccatori,direttore dell’Unità fertilità e procreazione in oncologia all’Istituto europeo di oncologia di Milano (Ieo) – i cambiamenti ormonali prodotti dallo stato di gravidanza non aumentano in nessun modo il rischio di recidive nella donna. Né una chemioterapia, purché terminata da almeno un anno, influisce su uno sviluppo sano del feto: sulla base dei dati disponibili, insomma, non risulta nessun aumento del tasso di malformazioni neonatali. Prima di affrontare una gravidanza sarebbe però necessario aspettare due anni per superare il periodo di possibile recidiva, comunque correlato alla neoplasia, e per concludere le terapie ormonali previste».