Depressione post partum: la risonanza magnetica può rilevarla

da , il

    Risonanza magnetia cervello

    Sentiamo spesso parlare di depressione post partum, una patologia di cui soffre circa il 15% delle neo mamme, soprattutto nel primo anno dalla nascita del loro bambino. Purtroppo però, sono più le conseguenze drammatiche di una depressione non riconosciuta o non adeguatamente curata a far notizia, che non la malattia in sè e il disagio che ne consegue per madri e figli. Infatti, anche quando il problema si risolva con il tempo e senza grossi danni, non significa che non abbia lasciato qualche strascico nella psiche del neonato e ingenerato un senso di colpa nella mamma.

    Durante i periodi depressivi, la neo mamma non riesce a rapportarsi in modo naturale e corretto con la propria creatura, e questa difficoltà ingenera ansia e sofferenza in entrambi. Anche molte donne dello showbiz hanno confessato di aver sofferto di depressione post partum, come Gwyneth Paltrow e Brooke Shields, e le loro testimonianze hanno senza dubbio contribuito a che questo problema venisse seriamente affrontato dai mass Media.

    E’ facile, infatti, condannare la madre snaturata che fa del male al proprio bambino, sbattere il “mostro” in prima pagina, altra cosa è rendersi conto che esiste tutta una zona grigia di mamme in difficoltà, che combattono giornalmente contro se stesse per vincere un disagio che le allontana dai propri figli. Non si sa bene quali siano le cause scatenanti della depressione post partum, e neppure quali tipologie di donne siano più a rischio, però oggi si sa qualcosa in più su questa malattia così pericolosa. Per esempio, che un esame come la risonanza magnetica è in grado di rilevarla.

    Un team di medici ricercatori dell’Università di Pittsburgh (U.S.A.), guidato dal prof. Eydie Mosè Kolko, ha monitorato l’attività cerebrale di due gruppi di neo mamme: 14 affette da depressione post partum, e 16 sane. Le pazienti sono state tutte sottoposte e risonanza magnetica durante la visione di immagini ad alto contenuto di violenza e aggressività. Lo scopo era proprio quello di controllare se la reazione emotiva dinanzi a questo tipo di sollecitazioni fosse diversa nei due gruppi di mamme.

    Ebbene, l’esame ha rilevato come nelle aree del cervello interessate – quelle che regolano le risposte empatiche ed emozionali – le connessioni in risposta allo stimolo fossero molto più deboli nelle donne affette da depressione rispetto alle altre. In pratica, emergerebbe senza possibilità di dubbio, come la malattia sia in grado di alterare l’affettività e la sensibilità nei confronti delle esigenze del bambino. Una mamma che soffre di depressione non riesce ad accudire il proprio neonato nel modo giusto perchè non è in grado di stabilire un corretto rapporto empatico col bimbo.

    Una sorta di corto circuito dalle conseguenze, come ben sappiamo, potenzialmente drammatiche. Se dunque, come apparirebbe dalla ricerca americana, venisse accertata l’origine biologica delle varie forme di depressione post partum, ciò permetterebbe un più mirato percorso di studi su eventuali cure. Ma per questo – ha commentato il prof. Kolko – saranno necessari ulteriori esperimenti.