Cos’è il parto cantato?

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    Mai sentito parlare di parto cantato? In Occidente è una pratica pressochè sconosciuta, le cui origini vanno rintracciate in India e in Marocco. L’ostetrica e musicoterapeuta Elisa Benassi, esperta nel settore della percezione sonora dei bambini in epoca prenatale e degli effetti della musica in gravidanza e durante il parto, ha ben pensato di rifarsi a queste usanze millennarie per sviluppare una tecnica sperimentale di parto basata per l’appunto sul canto.

    Come funziona il parto cantato

    Il travaglio è un momento molto delicato, durante il quale viene spontaneo gemere e urlare… piuttosto che cantare! La tecnica del “parto cantato” insegna alle donne ad incanalare l’energia che induce a gridare, trasformandola in emissioni sonore positive che aiutano a sopportare meglio i dolori, ad assecondare le spinte e persino a far star meglio il bebè in arrivo. Il canto sembrerebbe un vero e proprio analgesico naturale, d’altronde se alcune etnie vi hanno ricorso per secoli un motivo ci sarà pure! In Italia il parto cantato è ancora una tecnica del tutto sperimentale, ma sta già riscuotendo successo presso le strutture che hanno acconsentito a testarne l’efficacia. Tra queste si annoverano l’Ospedale Carlo Poma di Mantova, alcune aziende sanitarie delle province di Livorno e Pisa e infine diverse strutture private di Firenze.

    Come prepararsi al parto cantato

    Cantare viene naturale a tutti, ma per effettuare un parto cantato è necessario un periodo di preparazione. Le diverse strutture propongono alcuni corsi pre-parto che insegnano alle gestanti tutto quello che c’è da sapere, aiutandole a liberare le emozioni tramite l’emissione di melodie e vocalizzazioni. Le ostetriche spiegano che durante il travaglio il canto favorisce la liberazione di endorfine, sostanze chimiche associate alla sensazione di benessere e relax che aiutano ad affrontare meglio la paura del parto. Inoltre agisce sul diaframma andando ad aumentare la capacità respiratoria e allentando la tensione muscolare e quindi l’intensità delle contrazioni. Il dolore diminuisce anche perchè tramite la vibrazione della voce lo stimolo doloroso condotto al cervello viene in parte bloccato, senza contare che il canto favorisce la concentrazione, importantissima per non cadere nel panico. Ma ad aiutare le donne in travaglio non è solo la loro voce, la musica stessa ha un ruolo fondamentale, essendo in grado di agire sulla psiche della partoriente. Al momento del parto niente di meglio quindi che un bel concerto per pianoforte o qualche sinfonia di Mozart, le musiche più adatte per attenuare la sofferenza psicofisica.