Conservare il cordone ombelicale? Ok, ma attenzione alle pubblicità ingannevoli

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    Sono sempre più numerose le donne che stanno pensando di conservare il cordone ombelicale. Nello specifico si tratta di conservazione autologa, ovvero il cordone resta a disposizione del bambino nel corso degli anni. Come sappiamo le cellule staminali sono importantissime per la cura di numerose malattie e avere una piccola banca privata dà l’idea di assicurare al proprio figlio una vita in salute. Bisogna però fare molta attenzione alle pubblicità, utilizzate dalle società “specializzate nella conservazione” per informare sui loro servizi. Secondo l’antitrust, spesso ci sono dei messaggi ingannevoli.

    Nello specifico sono sei le società contestate e i messaggi erronei dovranno essere modificati. Ma quali sono questi errori? Prima di tutto manca la chiarezza sui tempi di conservazione: si parla di 20-25 anni, quando poi sono 15-16, secondo la lettura scientifica. Deve essere chiarito l’uso terapeutico di queste cellule. Ci sono dei limiti e vanno spiegati sui siti aziendali in modo didascalico.

    Se è vero che la scienza in materia ha fatto molti passi avanti, è anche vero che la conservazione del cordone potrebbe non essere la soluzione, visti anche i costi davvero impegnativi. Forse è meglio iniziare a pensare a un gesto di generosità, come la donazione. Se lo facessimo tutti, non ci sarebbe bisogno di conservare il proprio cordone a caro prezzo e magari avere la fortuna di non utilizzarlo e quindi sprecarlo.

    Ricordo, inoltre, che la conservazione autologa del cordone ombelicale in una banca italiana è vietata per legge, tranne che in casi eccezionali. Le società in questione sono quindi estere e l’Italia rappresenta un mercato, vergine, molto proficuo.