Come gestire i capricci dei bambini ad ogni età

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    Capricci bambini

    Quando i bambini fanno i capricci raggiungono il massimo grado di molestia e di tenerezza insieme. Labbrucce che si piegano all’ingiù, piedini puntati per terra, pugnetti chiusi, sguardo corrucciatissimo, sono il preludio ad uno scatto di collera completato da strilli modello aquila e pianto disperato e rabbioso. Il picco massimo dei capricci il bimbo lo raggiunge tra i i 2 e i 3 anni, ma già dopo i 4-5, di solito utilizza strumenti più sofisticati per esprimere la propria frustrazione. Perché un bambino fa i capricci, e soprattutto, come si fa per placare le sue ire e, contemporaneamente, fargli capire che esistono altri modi per dire “no”? Vediamo le varie fasi dei capricci, e come gestirle.

    Capricci bambini: 0-2 anni

    Il neonato non fa i capricci, si limita ad esigere una cosa che sente come diritto: la presenza costante della mamma e del suo seno, che gli trasmettono sicurezza e gratificazione. Ma i pianti disperati nel primo anno possono significare anche dolori, pannolino da cambiare, fame, coliche ecc. Problemi o necessità di tipo prettamente fisico che vanno soddisfatti. I veri capricci compaiono intorno ai 2 anni e fino ai 3 rappresentano il culmine di quella che Freud chiama “fase orale”. Le sue proteste in questo periodo si concentrano sul cibo, ed è proprio attraverso i piccoli ricatti legati al mangiare che il bambino cerca di mantenere l’attenzione materna su di sé e sulle proprie esigenze. In quest’età il bimbo ha bisogno di essere rassicurato, per questo, dopo averlo fatto “sbollire” un po’ senza assecondarlo, è necessario cercare il contatto fisico, indispensabile per ripristinare l’equilibrio emotivo.

    Capricci bambini: 2-3 anni e mezzo

    Fino ai 3 anni e mezzo, il bambino supera la fase orale per entrare in quella “anale” in cui prende pienamente coscienza del suo corpo e impara ad esprimere la sua personalità e a trovare il suo “centro” nel mondo attraverso una sequela di “no”. In questo modo lancia una sorta di guanto di sfida ai suoi genitori, affermando il proprio potere su di loro. Ogni cosa può scatenare il capriccio: da un paio di scarpe che non vuol mettere, ad un gioco che vuol fare a tutti i costi, alla televisione che pretende di continuare a guardare anche se è ora di cena. Insomma, spesso sono pretesti. Che fare? Quando è in preda alla collera, con il bambino non si può ragionare. Ma neppure dargliela vinta, perché allora è finita, l’autorevolezza del genitore va a farsi benedire. Il meglio che si può fare è allontanarsi (me tenendolo sempre in vista) e farlo sfogare. Poi, ci si può avvicinare senza mostrare di averlo giudicato per il suo accesso di rabbia e mostrandosi comprensivi.

    Capricci bambini: 3 anni e mezzo-5

    Dopo la fase anale, quindi tra i 3 e i 5 anni, il bambino ingaggia una sorta di lotta per la conquista del genitore di sesso opposto, sfidando quello del proprio sesso. E’ la cosiddetta “fase edipica” ben esemplificata da Freud. In questo momento della sua vita, il bambino percepisce il proprio ruolo nella famiglia come elemento estraneo tra la coppia, in cui deve inserirsi in modo impositivo. E’ compito dei genitori guidarlo serenamente a capire che il loro amore per lui viene prima di tutto, e che essere figlio non significa essere in competizione con l’adulto. Il modo migliore per crescere un bimbo sereno? Fare squadra. I genitori devono essere d’accordo su come agire, e l’uno non deve “sconfessare” quello che l’altro ha deciso davanti al piccolo. Calma nel parlare con lui, spiegare sempre tutto quello che chiede e fare delle attività tutti insieme placherà i suoi scatti di collera perché si sentirà al sicuro e protetto.