Colecistite in gravidanza: sintomi, rischi e operazione

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    colecistite in gravidanza

    La colecistite, cioè l’infiammazione della colecisti, può colpire anche in gravidanza, durante la dolce attesa. Una delle complicanze più frequenti del calcoli biliari, la colecistite si manifesta con alcuni sintomi dolorosi e specifici e, visto il periodo particolare, può comportare determinati rischi e implicare qualche cautela nel trattamento e nell’operazione. Ecco qualche elemento e informazione utili per saperne di più.

    Di cosa si tratta

    Solitamente all’origine della colecistite, del processo infiammatorio a carico della colecisti, ci sono i calcoli biliari. In particolare, quando i calcoli ostruiscono il dotto cistico, il canale che unisce la cistifellea con il coledoco (condotto che trasporta la bile fino all’intestino), la bile non può fuoriuscire e ristagna all’interno della cistifellea. Ristagno che comporta, come conseguenza diretta, l’azione irritante esercitata dai sali biliari sulle pareti della colecisti. Da non sottovalutare, poi, che in molti casi subentra anche un processo infettivo, un’infezione provocata da batteri provenienti dall’intestino, dal fegato o dalle vie linfatiche.

    Non un solo tipo di colecistite, ma due possibili versioni: l’infiammazione della colecisti può essere acuta o cronica. La prima colpisce all’improvviso, con un dolore forte e continuo nella parte alta dell’addome. La seconda, invece, è caratterizzata da attacchi ripetuti, alternati a fasi di remissione.

    I sintomi

    Come si manifesta la colecistite durante la gravidanza? Con un sintomo principale valido sia per le donne in dolce attesa sia per tutte le altre, il dolore. Un dolore intenso e prolungato, che si localizza soprattutto nella parte destra e superiore dell’addome e che aumenta gradualmente, diventando particolarmente insopportabile e accentuato se si esercita una pressione. Si possono inoltre manifestare nausea, inappetenza, vomito, febbre e brividi.

    Perché in gravidanza

    La colecistite è più frequente in gravidanza, perché? Per ragioni anatomiche e quasi fisiologiche. Infatti, è tutta, o quasi, questione di posizione degli organi. Durante i nove mesi di dolce attesa il feto tende a spingere stomaco e intestino all’indietro e verso il lato, stimolando l’aumento della peristalsi intestinale, facilitando e velocizzando lo svuotamento di entrambi gli organi e, di conseguenza, favorendo il ristagno della bile all’interno della cistifellea.

    I rischi e l’operazione

    Anche quando c’è il pancione i primi rimedi da adottare riguardano la dieta, che dovrebbe essere povera di grassi, proteine e caratterizzata da pasti piccoli e frequenti, ma non solo. Se i farmaci, con particolare attenzione alle categorie concesse durante la gestazione, aiutano a lenire il dolore e a tenere sotto controllo infiammazioni e infezioni, molto spesso, per evitare rischi peggiori a carico dell’intestino, per esempio, si deve optare per l’intervento chirurgico. Intervento di asportazione della cistifellea da effettuare per via laparoscopica e, se possibile da rimandare a dopo il parto.