Cognome materno ai figli: la Consulta ha detto sì

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    Cognome materno ai figli: la Consulta ha detto sì

    Il cognome materno ai figli non è più un’utopia, la Consulta ha detto sì. La questione è stata sollevata dal caso di una coppia italo-brasiliana che desiderava affiancare al cognome paterno quello materno. Il verdetto è stato favorevole e la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che prevede l’attribuzione automatica ai figli del cognome paterno, qualora sussista un’altra volontà da parte dei genitori.

    Via libera della Consulta al doppio cognome

    La Consulta ha approvato il doppio cognome per i nuovi nati. Non sarà più necessario attendere tempi infiniti, d’ora in avanti i figli nati in Italia porteranno sia il cognome della madre che del padre se i genitori lo vorranno.

    Non riflettiamo mai sull’importanza simbolica di un semplice documento come la carta d’identità, che tuttavia ci accompagna quotidianamente, identificandoci, come suggerisce l’espressione stessa, in un nome e cognome, oltre a lavoro, età, colore degli occhi, altezza. Quel nome e cognome è parte di noi e riveste quindi importanza, non è frutto del caso ma della scelta dei nostri genitori, condizionata in parte dalla società di appartenenza. Una società che obbliga a portare il cognome paterno è un retaggio patriarcale della concezione di famiglia e il fatto che si continui ad accettarlo, il sintomo di una difficoltà a cambiare.

    Per fortuna un passo in tale direzione è stato fatto grazie alla decisione della Consulta, che ha dichiarato l’illegittimità della norma sull’attribuzione automatica del cognome paterno al figlio legittimo qualora i genitori optino per una scelta alternativa. Questo significa che i genitori, d’ora in avanti, potranno dare il doppio cognome ai figli ma, se non esprimono questa volontà o hanno pareri diversi, rimane valido il solo cognome paterno. Ciò dipende dalla legge in materia, approvata nel 2014 alla Camera, ma rimasta ferma al Senato. L’attribuzione del doppio cognome ad oggi non è infatti normata dalla legge.

    Doppio cognome: prima proposta di legge 40 anni fa

    In realtà una prima proposta di legge sul doppio cognome risale addirittura a 40 anni fa quando, l’avvocato Susanna Schivo, definì il sistema in uso “irragionevole”, considerato il numero crescente di coppie che già allora facevano domanda alla Prefettura per l’aggiunta del cognome materno. Più recentemente la Corte di Strasburgo, per lo stesso motivo, ha condannato l’Italia per discriminazione nei confronti delle donne e violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Stiamo ancora aspettando, speriamo che il sì della Consulta smuova le acque.

    Dolcetto o scherzetto?