Bullismo, cos’è e come individuarlo
Il Bullismo. E’ tanto ormai che se ne parla ed è una preoccupazione costante di molte mamme, specie quando si rendono conto che i propri figli, hanno cambiato atteggiamento nei confronti della scuola, non vanno più volentieri, o non vogliono più frequentare un gruppo di amici vicino casa. Ma cosa è di preciso il bullismo? Quanto è effettivamente diffuso? A questa e ad altre domande rispondono gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: dalle pagine del “Dossier Scuola” sul sito internet. La parola “bullismo” viene dall’inglese “bullying” che significa intimorire.
In Italiano assume però connotazioni ben più ampie: si intende il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico. E’ intenzionale, si perpetua nel tempo, e arriva ad una prevaricazione.
Coinvolge essenzialmente bambini tra i 7 e i 10 anni e ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Partendo da questi presupposti è possibile anche capire quale è la differenza tra un ragazzino che si atteggia a fare il bullo e quello che invece pratica il bullismo.
In ambedue i casi siamo quasi sempre in presenza di bambini (o adolescenti), aggressivi, che disturbano la classe e non hanno brillanti risultati scolastici. Ma con i primi, i piccoli bulli, l’aggressività è impulsiva, diretta, una reazione del singolo nei confronti di una situazione emotiva che non riesce a gestire. Spesso questi ragazzi sono isolati dai compagni di classe.
Col il bullismo avviene invece il contrario. L’aggressione, la prepotenza, non è impulsiva, ma ragionata, da un leader, che si avvale del supporto di un gruppo, i gregari, nei confronti di un coetaneo per volta. E’ l’evoluzione di una dinamica collettiva.
E’ ovvio care mamme, che la prima cosa da fare è arginare il fenomeno. Ma questo è possibile attraverso l’analisi delle dinamiche di gruppo, che solo un insegnante può fare approfonditamente.
Il bullismo è comunque un problema sociale che prevarica la classe, si allarga alla scuola, alla famiglia, all’ambiente e ai rapporti sociali in generale. L’approccio deve dunque essere complesso e riguardare tutte le parti in causa. “La strategia-spiegano gli specialisti del Bambin Gesù- dovrebbe essere quella di cercare di non isolare gli artefici delle azioni, ma di riportarli all’interno del gruppo classe; di non permettere l’attacco al singolo e quindi al gruppo attraverso il bullismo, ma di favorire una possibilità di coinvolgimento e di reintegrazione nel gruppo stesso.
Il problema va affrontato da un punto di vista psicologico, primariamente intervenendo sul gruppo, analizzando l’ambito in cui accade, le dinamiche esistenti, i rapporti tra le parti; e poi ovviamente anche sul ragazzo che pratica bullismo. Il tutto con il supporto di personale specializzato”.
Noi genitori cosa possiamo fare? Riaprire un dialogo con la scuola e con gli insegnanti, troppo spesso interrotto anche su questioni più semplici e di facile realizzazione. L’educazione e il corretto sviluppo psichico dei bambini devono essere il frutto di un gioco di squadra tra famiglia e scuola, non dimenticatelo.

















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