Bocciate le mamme che lavorano a tempo pieno e le casalinghe

vincono le mamme part time
Le mamme lavoratrici nell’occhio del ciclone. I bambini mangiano male, guardano troppa televisione, non sono abbastanza educati, sono lasciati a loro stessi. Ogni mese c’è una ricerca che boccia la mamma obbligata a lavorare, come se guadagnarsi uno stipendio fuori casa sia per tutte un piacere o un divertimento. Promosso il contratto part-time, l’unica modalità di lavoro che permette di lasciare i figli liberi e indipendenti e contemporaneamente si ha tempo per accudirli. I bimbi le cui mamme hanno un lavoro a tempo parziale, del resto, mangiano meno “schifezze”, guardano meno TV e non diventano grassi. È il risultato di un lavoro condotto da Jan Nicholson del Melbournès Murdoch Children’s Research Institute, reso noto dalla BBC online.


Ovviamente bocciati il contratto a tempo pieno sia una mamma, ma anche quella che sta tutto il giorno a casa, che cioè non lavora. E farebbe altrettanto male l’affido ai nonni. Pur non essendo il primo studio sull’argomento del lavoro materno in relazione alla salute e al benessere dei figli, questo ha il pregio di aver coinvolto 4500 bimbi in età prescolare.
 
Gli esperti hanno visto che se mamma lavora in media un monte di 34 ore settimanali i bambini sono più spesso a rischio di divenire dei pelandroni. È meno chiaro invece il motivo per cui i figli di donne che non lavorano, e che quindi sono sempre presenti, hanno problemi più o meno simili a quelli di mamme con lavoro a tempo pieno, forse perché sono troppo seguiti.

Lun 08/03/2010 da Valentina Morosini in

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