Bimbo trans entra nel gruppo scout delle bambine, ma loro lo cacciano

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Bimbo trans scout

Si chiama Bobby Montoya, ha 7 anni, è del Colorado ed è un bimbo trans. Nel senso che seppur appare fisicamente come maschietto, si comporta, ma soprattutto, si “sente” da sempre una bambina. La sua storia è abbastanza emblematica e certamente merita di essere raccontata. Bobby, proprio per la sua peculiarità, quando decide di entrare nel gruppo degli scout, chiede (e ottiene) di essere inserito tra le bambine, di diventare una della “Girls scout of America”. Per il piccolo di tratta di un passaggio naturale, dal momento che non si sente in nulla un maschietto, ed essere inserito tra i bambini gli provocherebbe una sofferenza, sarebbe una forzatura.

Peccato che, però, il “piccolo particolare” della sua appartenenza, almeno dal punto di vista prettamente “fisico”, al genere maschile, sia invece valutato in modo molto meno “leggero” dall’associazione scout in cui è appena entrato. Le sue compagne, infatti, non ci stanno ad avere un bambino trans tra di loro, e lo cacciano, allegando un video in cui vengono spiegati i motivi di questo rifiuto, video che sta attualmente suscitando una marea di polemiche in tutti gli USA. “L’ingresso di ragazzi transgender nel movimento femminile degli scout mette a rischio la nostra sicurezza.

Credo che l’associazione si occupi più di assecondare una piccola minoranza di persone che di garantire la sicurezza mia e delle mie compagne.”, sostiene la piccola portavoce delle “Girls scout of America” nel video. La questione è controversa perché già il movimento scout americano, prima che scoppiasse “lo scandalo”, aveva dato parere positivo a che Bobby Montoya entrasse nel gruppo femminile, ma questo non ha impedito la levata di scudi della parte più conservatrice del movimento, le “Honest girls scout”.

Per sostenere i propri principi di “purezza”, le famiglie e i bambini scout dell’ala anti-Bobby stanno mettendo in atto iniziative di vero e proprio boicottaggio del movimento, tra cui quello contro la vendita dei biscotti (cookies)fatti in casa, un sistema che da sempre gli scout usano per racimolare soldi da devolvere alle attività dei vari gruppi.

Insomma, una battaglia di principio, in cui, naturalmente, a perdere sono sempre i più deboli, nella fattispecie il piccolo Bobby. Mi chiedo, ma di tutti questi improvvisi “puristi”, quanti si rendono contro del male che stanno facendo ad un singolo bambino, e ai tanti che, magari, si trovano nella stessa situazione di Bobby? Bastava accoglierlo così com’è, ha solo sette anni e il suo scopo nella vita è giocare ed essere felice con i suoi coetanei!

Lun 16/01/2012 da Paola Perria

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Alexander 18 gennaio 2012 10:40
Subtract karmaAdd karma

Credo che il problema sia molto più complesso rispetto a come è stato affrontato in questo articolo. Il mondo degli scout appare piuttosto normativizzato (regole, gerarchie, codici di condotta, ecc.); quindi così come spesso accade in altri contesti istituzionalizzati (ospedali, strutture penitenziarie, caserme) diventa difficile collocare una persona la cui identità di genere cade all’infuori del dualismo sessuale: inserire un “bimbo trans” in un gruppo femminile – quindi dormendo con le ragazze e utilizzando i bagni delle donne – viola una norma costituzionale che prevede una netta separazione degli spazi intimi, quali dormitori toilette, spogliatoi, ecc. a seconda degli organi genitali. Non sarebbe, almeno in Italia, consentito che un minore con caratteri genitali maschili possa dormire nella stessa tenda o usare lo stesso bagno di minori con caratteri genitali femminili. Qualora l’adulto responsabile di un’organizzazione giovanile, tipo scout, decidesse di ignorare questa legge rischierebbe una denuncia per favoreggiamento della promiscuità. Proprio per questo motivo nelle carceri italiane in cui è stata predisposta una sezione per detenute trans (MtF), il personale penitenziario deve essere necessariamente composto da guardie sia femminili che maschili, in quanto solo questi ultimi possono per legge effettuare controlli e perquisizioni sulle persone e nelle loro celle.

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