Bimbo trans entra nel gruppo scout delle bambine, ma loro lo cacciano

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    Bimbo trans scout

    Si chiama Bobby Montoya, ha 7 anni, è del Colorado ed è un bimbo trans. Nel senso che seppur appare fisicamente come maschietto, si comporta, ma soprattutto, si “sente” da sempre una bambina. La sua storia è abbastanza emblematica e certamente merita di essere raccontata. Bobby, proprio per la sua peculiarità, quando decide di entrare nel gruppo degli scout, chiede (e ottiene) di essere inserito tra le bambine, di diventare una della “Girls scout of America”. Per il piccolo di tratta di un passaggio naturale, dal momento che non si sente in nulla un maschietto, ed essere inserito tra i bambini gli provocherebbe una sofferenza, sarebbe una forzatura.

    Peccato che, però, il “piccolo particolare” della sua appartenenza, almeno dal punto di vista prettamente “fisico”, al genere maschile, sia invece valutato in modo molto meno “leggero” dall’associazione scout in cui è appena entrato. Le sue compagne, infatti, non ci stanno ad avere un bambino trans tra di loro, e lo cacciano, allegando un video in cui vengono spiegati i motivi di questo rifiuto, video che sta attualmente suscitando una marea di polemiche in tutti gli USA. “L’ingresso di ragazzi transgender nel movimento femminile degli scout mette a rischio la nostra sicurezza.

    Credo che l’associazione si occupi più di assecondare una piccola minoranza di persone che di garantire la sicurezza mia e delle mie compagne.”, sostiene la piccola portavoce delle “Girls scout of America” nel video. La questione è controversa perché già il movimento scout americano, prima che scoppiasse “lo scandalo”, aveva dato parere positivo a che Bobby Montoya entrasse nel gruppo femminile, ma questo non ha impedito la levata di scudi della parte più conservatrice del movimento, le “Honest girls scout”.

    Per sostenere i propri principi di “purezza”, le famiglie e i bambini scout dell’ala anti-Bobby stanno mettendo in atto iniziative di vero e proprio boicottaggio del movimento, tra cui quello contro la vendita dei biscotti (cookies)fatti in casa, un sistema che da sempre gli scout usano per racimolare soldi da devolvere alle attività dei vari gruppi.

    Insomma, una battaglia di principio, in cui, naturalmente, a perdere sono sempre i più deboli, nella fattispecie il piccolo Bobby. Mi chiedo, ma di tutti questi improvvisi “puristi”, quanti si rendono contro del male che stanno facendo ad un singolo bambino, e ai tanti che, magari, si trovano nella stessa situazione di Bobby? Bastava accoglierlo così com’è, ha solo sette anni e il suo scopo nella vita è giocare ed essere felice con i suoi coetanei!

    Dolcetto o scherzetto?