Bambino di 4 anni dimenticato per 4 ore nello Scuolabus, ora è in cura da una psicologa

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    Bambino dimenticato nello scuolabus

    4 ore tutto solo in uno Scuolabus vuoto, è quanto capitato ad un bambino di 4 anni della provincia di Teramo (precisamente di Montorio al Vomano), suscitando le giuste ire dei genitori. Davvero una brutta esperienza per il piccolo, che aveva cominciato la sua giornata proprio come al solito, con il saluto e l’abbraccio consueto con la sua mamma, prima si salire sul pullmino che doveva condurlo all’asilo. Peccato che alla struttura scolastica, il bimbo arrivi “solo” alle 13.30, ovvero dopo quattro ore dall’apertura dei cancelli. Dove era rimasto tutta la mattina? Solo, soletto e dimenticato in un sedile del mezzo di trasporto, diventato, improvvisamente, una vera e propria prigione.

    A permettere la scoperta della deprecabile “dimenticanza”, sono state le stesse maestre del bimbo, che avendolo visto arrivare solo all’ora di pranzo, hanno avvisato la madre che è immediatamente è corsa all’asilo per recuperare il pargolo e ha quindi potuto, con sgomento e rabbia, venire a sapere che suo figlio era rimasto per l’intera mattina “parcheggiato”, insieme allo Scuolabus, presso il campo sportivo di Montorio.

    A nulla erano valsi i suoi tentativi di farsi notare, pensate che questo bimbetto si era anche attaccato al clacson per far sapere che era chiuso nel pullmino, ma nulla, nessuno è corso a liberarlo. Un bimbo così piccolo non può che subire come un trauma un abbandono del genere, e infatti la madre lo ha trovato stremato, sotto shock e in un bagno di sudore.

    Non è difficile da immaginare il suo stato d’animo, povero piccolo. Così, i genitori hanno visto bene di affidarlo alle cure di una psicologa, per tamponare i danni, ma intanto scendono sul piede di guerra per scovare i responsabili della brutta avventura, chiamiamola così, del loro figlioletto. Il sindaco del piccolo comune, Alessandro di Giambattista dal canto suo, fa sapere che è al fianco della famiglia:

    “Abbiamo esternalizzato il servizio di trasporto e dunque non lo gestiamo direttamente – ha spiegato – ma di certo non abbiamo intenzione di lavarci le mani di fronte ad un fatto che consideriamo gravissimo. I bambini non sono pacchi postali”. Questo è poco ma sicuro.

    I genitori hanno affidato l’azione legale ad un avvocato, che giustamente considera che: “se fosse accaduto in una giornata di caldo, le conseguenze sarebbero potute essere ben più drammatiche”. Non ci vogliamo neppure pensare però, certo, fatti del genere devono essere puniti in modo esemplare, perché i bambini non si possono difendere, solo i “grandi” possono farlo per loro.