Bambini troppo competitivi: come insegnare a saper perdere

Come insegnare a saper perdere ai bambini troppo competitivi? Scopriamo alcuni consigli per aiutare i propri figli a non essere eccessivamente competitivi e ad imparare a saper perdere. Anche se la società ci incoraggia a vincere, diversi metodi educativi affermano il contrario, difatti la sconfitta fa parte della vita ed è importante accettarla e capirne la rilevanza.

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    Come insegnare a saper perdere ai bambini troppo competitivi? Siamo cresciuti in una società incentrata sulla vittoria perché a dispetto di quanto si va dicendo, “l’importante è partecipare”, le varie tipologie di sport prevedono quasi sempre vincitori e vinti. Per non parlare del sistema scolastico basato sui voti, che classificano i bambini in base alle prestazioni. Siamo talmente abituati a dare per scontato questo sistema, essendoci cresciuti, che lo riteniamo giusto a prescindere. Ma osservandolo dal di fuori, è evidente che alimenta la competizione. In certi limiti è utile perché ci stimola a fare meglio ma quando diventa una ragione di vita, la competizione anziché crescere bambini felici, cresce piccoli insoddisfatti. Scopriamo allora come insegnare a saper perdere ai bambini che vogliono essere sempre primi.

    Non caricare i bambini di aspettative

    Un errore che molti genitori commettono è caricare i propri figli di aspettative. Succede così che un genitore amante del calcio, tenti più o meno inconsciamente di incoraggiare il bambino a seguire la stessa strada. Quando l’aspettativa è eccessiva, il bambino può sentirsi soverchiato dalle ambizioni del genitore sviluppando un senso di competizione nei confronti dei coetanei. Lasciamo i figli liberi di scegliere in autonomia se teniamo alla loro felicità.

    Non farlo vergognare se commette qualche errore

    Secondo gli esperti i bambini non si vergognano di fare errori ed è facile accorgersene osservandoli. In generale sono molto più spontanei di noi adulti nei loro atteggiamenti e questo perché non provano ancora il senso di disagio dovuto alle costrizioni sociali. Sono piuttosto i genitori a farli vergognare per eventuali errori di percorso, riprendendoli anche quando non è opportuno. Questo tipo di atteggiamento li induce a non accettare la sconfitta.

    Non creare competizione tra i fratelli

    La competizione può nascere anche tra le pareti domestiche quando i genitori fanno continui confronti tra i fratelli. “Lui è migliore in questo“, “lui è più bravo di te a scuola“, “lei è più ordinata e precisa“, “lei sa disegnare e tu no“, sono tutte espressioni che creano competizione perché includono il concetto di perdita e vittoria.

    Non pretendere che sappiano tutto

    Forzare i bambini a sapere tutto, ad essere i migliori della classe, a dare il meglio di se stessi in qualunque settore, implica poco rispetto dei loro tempi e li induce ad entrare in crisi quando si sentono sconfitti, perché si percepiscono infallibili. I bambini infatti, se non sovrastimolati, sperimentano varie cose secondo ritmi più lenti di quelli tipici degli adulti e questo permette loro di affrontare eventuali frustrazioni in modo naturale.

    Sdrammatizzare se sbagliano

    Se il bambino commette qualche errore è meglio sdrammatizzare anziché arrabbiarsi. D’altronde sbagliando si impara ed è molto importante, come sottolinea anche il Metodo Montessori, aiutare i piccoli ad accettare la sconfitta come qualcosa di naturale. Non si può sempre vincere e non c’è nulla di male nel perdere.

    Proporre ai bambini compiti e giochi adatti alla loro età

    Quando si propongono compiti e giochi inadatti alla loro età si rischia di stimolare la frustrazione nei bambini e l’incapacità di saper perdere. Se i compiti sono infatti troppo difficili, il bambino si infastidisce e smette di collaborare o di giocare, arrabbiandosi moltissimo.

    Abituarli a stare con altri bambini

    Quando il bambino si confronta con altri coetanei è inevitabile che inizi a perdere. Se in un primo momento, soprattutto tra i 4 e i 5 anni, i bambini vogliono sempre primeggiare, nella fase successiva, essendo abituati, vivono la sconfitta in modo più naturale, consapevoli che fa parte del gioco.