Bambini strumentalizzati dalla pubblicità, la Francia dice stop

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    vogue pubblicità

    Spesso i bambini vengono strumentalizzati dal mercato. Le pubblicità agiscono su due fronti diversi: da un lato i messaggi che convincono i consumatori, anche i più piccoli, ad aver bisogno di un certo prodotto, dall’altro utilizza anche i bambini per vendere. In che modo? Ci sono spot in cui i bimbi giocano felici e spot in cui si comportano come lolite o piccoli uomini d’affari. Quest’ultima è un’immagine davvero diseducativa e la Francia ha detto “no” alle foto di bambine truccate e vestite come donne, con tanto di tacchi, rossetto e reggiseno.

    È un fenomeno che tocca soprattutto le piccole lolite e per fermalo è stata elaborata una carta contro l’ipersessualizzazione, chiamata carta sulla ‘Protezione del bambino nei media’. L’autore è il presidente di Unicef France, Jacques Hintzy, ed è stata firmata dal Consiglio superiore dell’audiovisivo (Csa) e dal Sindacato della stampa periodica (Spm).

    L’obiettivo è quello di “non diffondere, nemmeno negli spazi pubblicitari, immagini ‘ipersessualizzate’ di bambini, sia femmine che maschi, in pose erotiche o mentre indossano abiti, accessori o make-up con una forte connotazione erotica“. Per adesso non ci sono studi sulle conseguenze psicologiche di certe immagini, ma sicuramente non è educativo.

    Abbiamo spesso criticato Tom Cruise e la moglie per aver addobbato in modo improprio la piccola Suri: il messaggio è quello di una bambina privata della sua infanzia, caricata di malizia e con probabili danni alla schiena, perché – per esempio – i tacchi in fase di sviluppo sono dannosi. Pensate che nelle scuole materne e nelle elementari francesi per arginare questo problema, hanno deciso di imporre delle norme nel loro regolamento interno, anche nel campo dell’abbigliamento.

    Dolcetto o scherzetto?