Bambini: è giusto portarli sempre con sé?

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    portare i bambini con se

    Bambini, è giusto portarli sempre con sé? In realtà non esiste una regola valida per tutte, la scelta è assolutamente personale, a volte motivata dalla necessità, nel caso in cui sia preclusa una qualunque forma di appoggio esterno, altre dal proprio punto di vista. Stare con mamma non ha controindicazioni, purché l’attaccamento non diventi morboso e non sia motivato da un bisogno egoistico della madre stessa. Inoltre bisogna fare attenzione a non coinvolgere i bambini in qualunque attività da adulti per non violare la loro intimità, di certo più vulnerabile a certi stimoli. D’altra parte escluderli da qualunque attività che non sia specificatamente rivolta a loro, per esempio fare la spesa, andare al bar con le amiche, fare shopping, rischia di relegarli in compartimenti stagni. Ovvero i bambini fanno certe cose, i grandi altre e fra i due mondi non c’è relazione. Anche responsabilizzarli eccessivamente, costringendoli ad accudire fratelli e sorelline come fossero dei mini-genitori, è una pratica a doppio taglio. Perché come dicevano i latini, “in medio stat virtus”!

    Le raccomandazioni di pediatri ed esperti in materia vanno sempre tenute in considerazione, ma è il buonsenso, fondamentalmente, a doverci guidare. Premesso che ci sono madri costrette dalle circostanze a portarsi ovunque i pargoli, capita quando nonni e asili nido per vari motivi sono preclusi, altrettanto numerose sono le cosiddette mamme canguro per scelta. Donne che decidono di coinvolgere i bambini nella propria quotidianità, che si tratti di fare la spesa piuttosto che di andare al bar con le amiche.

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    Giusto o sbagliato? Impossibile dirlo, purché la scelta sia motivata da uno spirito sano e non da un celato timore di rimanere sole o dalla paura del distacco. Ammetterlo, in questi casi, è il primo passo per cambiare prospettiva. Difatti un attaccamento morboso è insidioso quanto l’atteggiamento opposto. Il rischio è di privare il bambino della sua autonomia, insinuandogli inconsciamente la paura di non potersela cavare senza mamma al suo fianco. D’altro canto escludere i figli da qualunque attività che non sia esplicitamente rivolta a loro può trasmettere un messaggio insidioso. In questo caso il mondo degli adulti e dei bambini, che dovrebbero compentrarsi a vicenda poiché interconnessi, risultano due entità separate. Il bambino fa cose da bambino, l’adulto fa cose da adulto. Ma la rigidità, in qualunque campo, porta alla sconfitta. Non esistono difatti separazioni nette fra le due realtà, come si suol dire, l’unione fa la forza.

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