Bambine in vetrina per aiutare le vendite, è polemica su una merceria di Pavia

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    Pavia : bambine in vetrina (pigiama party) nella merceria Di.Vi.Ma in piazzale Crosione. Foto Milani

    Bambine in vetrina, come dei manichini viventi, con questa trovata una merceria di Pavia ha scelto la sua strategia di marketing per incrementare le vendite in questo periodo di crisi nera per il commercio. Le piccole, quattro bimbe tra i cinque e i sette anni, non hanno dovuto fare altro che giocare come al solito, ma dietro il vetro del negozio e indossando le creazioni sartoriali della proprietaria. In verità l’allestimento della vetrina è stato studiato in modo che le piccole potessero stare comode e trascorrere delle ore piacevoli. Infatti per creare la prima vetrina, ispirata al mare e alle vacanze, è stato sufficiente portare dentro al negozio un bel po’ di sabbia, piantarci un ombrellone, e sistemare le piccole in costume da bagno in modo che potessero giocare con formine e secchiello.

    La seconda vetrina, invece, ha simulato un pigiama party: su un materasso posto sul pavimento, le bimbe hanno giocato indossando dei pigiamini. Responsabile di questa trovata pubblicitaria casalinga è stata Manuela Montemezzani, proprietaria di una merceria nel quartiere Vallone, periferia di Pavia, che ha coinvolto nella curiosa iniziativa sia le sue figlie e che altre bimbe figlie di negozianti della zona. Fin qui tutto bene, se non fosse stato per le furiose polemiche scaturite dal fatto di aver usato dei minori come soggetti da mettere in vetrina.

    Non da parte degli abitanti del quartiere, che hanno accolto senza grandi reazioni l’originale iniziativa, ma piuttosto da parte del sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, che è rimasto alquanto perplesso per la scelta di usare dei bambini, anche se comprende il momento difficile per i commercianti: “Da cittadino dico che mi sembra un po’ una forzatura, una trovata non particolarmente azzeccata. Certo, se serviva ad attirare l’attenzione su un quartiere e aprire una discussione sui problemi della zona, ci sta anche. Ma spero che cessi l’utilizzo dei bambini”.

    Ma sono stati soprattutto alcuni sindacalisti ad essersi scandalizzati per la trovata della Montemezzani: “È inaccettabile l’utilizzo di bambini per promozioni di questo tipo. Per loro può essere anche un gioco, il punto forse è la cultura dei genitori”, hanno tuonato. Ma la negoziante non ci sta a passare per quella che sfrutta i bambini, la sua è stata una trovata innocente pensata solo ed esclusivamente per puntare i riflettori su una zona della città che dal punto di vista commerciale non ha troppe attrattive.

    “Questo è un quartiere morto e mi pareva un bel modo per dare una scossa. Oltretutto noi negozianti in questo periodo non sappiamo dove mettere i figli, non ci sono strutture qui e non si può sempre contare sui nonni. Poi in vetrina ci metterò anche mia madre che fa la maglia e, se riesco a convincerlo, anche mio fratello in mutande e la sua morosa, e forse farò una sfilata di moda con le bambine che continuano a chiedermelo.

    Che male c’è in tutto questo?”, spiega Manuela oltremodo infastidita da quella che le appare come una tempesta in un bicchier d’acqua, e prosegue a difendersi dalle accuse: “Io credo di aver fatto una pubblicità in modo sobrio e non avrei mai utilizzato le mie figlie per fare qualcosa di sporco. E a loro non farei mai fare le veline, né i concorsi di bellezza e niente che abbia a che fare con il mondo dello spettacolo. Ma qui, andiamo!, si sono soltanto messe a giocare con la sabbia”. Insomma, sicuramente una vicenda che continuerà a far discutere. Voi, cari lettori di Mamma PF, come la vedete, siete pro o contro?

    Dolcetto o scherzetto?