Baby sitter, la legge che tutela le tate

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    Una legge per le tate. Chissà quanto sarebbe stata contenta Francesca Cacace? Magari lei no, viveva nella casa di un favoloso produttore e lavorava ben poco, ma le mamme moderne possono permettersi di andare a lavorare grazie a una figura importantissima: le baby sitter o tate. Sono in realtà due professioni un po’ diverse: una dovrebbe essere a ore, una invece dovrebbe vivere con la famiglia e accudire i bambini. Nella società contemporanea direi che sono quasi diventati sinonimi, grazie anche alla cara tata Lucia, che ha trionfato come personaggio tv.

    Negli Stati Uniti the nanny sarà tutelata da una legge che ne identifica i diritti. Già, perché il grosso problema degli ultimi anni, non è il proliferare di tante tate in stile Francesca, ma di donne sottopagate, magari extracomunitarie o straniere (nel caso Usa), senza un reddito fisso, le ferie e le malattie.

    Per fortuna adesso tutte queste richieste sono al centro del provvedimento approvato da Senato statale e in dirittura d’arrivo per la firma del governatore David Paterson. La nuova legge prevede rialzi per la soglia di rischio per le famiglie che pagano colf e nanny in nero e fornisce a tate e genitori le linee guida per negoziare paghe, orari e assicurazione sanitaria.

    In Italia per quanto riguarda le Baby sitter a ore si parla sempre di nero e non c’è una regolamentazione, ma per i collaboratori domestici ci sono controlli più severi. È importante assicurare al proprio bambino una persona affidabile e cara, che sappia accudirlo nel migliore dei modi e che per questo sia pagata.

    Foto tratte da

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