Annunciatrice RAI resta incinta, e l’azienda la “scarica”

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    La RAI è di nuovo nella bufera per un caso di mancata tutela della maternità. Un’annunciatrice incinta, infatti, accusa l’azienda di volerla “scaricare” per non ottemperare ai propri doveri relativamente al congedo di maternità e al successivo reinserimento lavorativo dopo la nascita del bambino. La questione è estremamente spinosa, ma va sicuramente raccontata nel dettaglio perché naturalmente la RAI nega qualunque atteggiamento discriminatorio nei confronti della propria dipendente, ma di fatto, proprio tale appare. La storia di Alessia Patacconi è quella di una lavoratrice i 31 anni ”precaria” (come tante), che collabora con la Televisione di Stato come annunciatrice (del terzo canale) dal 2003. Vediamo con che tipo di contratto.

    Alessia Patacconi vs RAI

    Alessia Patacconi non ci sta a perdere il suo lavoro per la “colpa” di essere rimasta incinta, e ha perfettamente ragione. Il suo è un classico contratto annuale di collaborazione, con tanto di Partita IVA perché la giovane risulta una libera professionista, e dal 2003 ad oggi la proposta di lavoro le è sempre stata rinnovata. Alessia guadagna 22.050 Euro annui, e ogni mese presenta regolare fattura ammontante a 1.800 Euro. Il suo ruolo non prevede un numero di ore minimo o massimo di lavoro, perché dipende dai casi, ma deve comunque garantire l’esclusiva e la reperibilità 24h su 24h per eventuali annunci straordinari. Le cose andavano benone fino a quando, era il novembre del 2011, Alessia non si accorge di aspettare un bambino.

    Immediatamente, come da contratto, informa la RAI del suo stato, ben sapendo che, comunque, il suo stipendio e il suo contratto dovranno esserle mantenuti (seppur sospesi per il tempo del congedo). Per avere, però, una indennità di maternità di 5 mesi, si rivolge all’INPS e domanda all’azienda una matricola previdenziale. E qui scoppia “il caso”. Infatti, Alessia si sente rispondere che questa sua sospensione dal lavoro avrebbe creato problemi, e che conseguentemente il suo contratto poteva essere stralciato per “negligenza”. Andando a spulciare tra le clausole, infatti, la Patacconi scopre che all’art. 23 si dice che: “Ove l’impedimento impedisse il regolare svolgimento per una durata significativa rispetto alla stagione produttiva, il rapporto potrà essere risolto di diritto, senza alcun indennizzo”. Non viene citata una gravidanza, ma…

    RAI vs Alessia Patacconi

    E la RAI, come si difende dalle accuse della sua dipendente? Sostiene che si sia trattato di un grosso equivoco, e che nessuno ha intenzione di “scaricare” l’annunciatrice rimasta colpevolmente incinta. In pratica, avendo un contratto di collaborazione esterna, Alessia non ha diritto a godere dello stesso trattamento dei lavoratori assunti, anzi delle lavoratrici. Il suo posto di lavoro potrà mantenerlo, ma durante i 5 mesi di congedo non avrà nessun tipo di indennizzo, ma, sostiene Valerio Fiorespino, vicedirettore del Personale: “Alessia si può rivolgere al’INPS e nessuno le dirà niente se sta fuori cinque mesi”. Tutto chiaro, tutto risolto? Neppure per sogno. All’annunciatrice non è andata giù la minaccia di licenziamento, e ha deciso di rivolgersi ad un avvocato. “Oltre alla reperibilità e all’esclusiva, a volte ho lavorato quattro giorni di seguito. Perché la RAI non mi tutela economicamente se faccio un figlio?”. Già, perché?

    Fonte: La Repubblica