Allattamento: quando usare il tiralatte
Allattare al seno il proprio neonato per un periodo di tempo di almeno un anno, come si raccomandano i pediatri, è il modo migliore per provvedere alle necessità nutritive del bambino, assicurandogli, inoltre, la giusta dose di anticorpi. Ma è anche il sistema più naturale che la neo mamma ha a disposizione per riprendersi velocemente dal parto, per non parlare della sua importanza nel creare quel rapporto intimo e speciale con il proprio figlio. Tuttavia, nonostante la buona volontà, molte mamme non riescono ad allattare il bebè come e quanto vorrebbero. I motivi possono essere tanti, a volte solo transitori.
Ad esempio i disturbi al seno come le ragadi, piccoli tagli dolorosi sul capezzolo, o la mastite, un’infiammazione della ghiandola mammaria, o, infine, l’ingorgo mammario, provocato da un’ostruzione dei dotti galattofori causato da un’eccessiva produzione di latte. Anche una nascita prematura può costituire un impedimento, il neonato, infatti, ancora troppo piccolo, non è in grado di attaccarsi correttamente al seno materno. Infine, vi è un’altra situazione, peraltro assai diffusa, in cui la mamma è impossibilitata ad allattare direttamente il proprio piccolo per tutto il tempo che sarebbe necessario e: il rientro sul posto di lavoro.
Ma quando il latte c’è, è davvero un peccato non poterlo utilizzare. In aiuto della mamma giunge allora uno strumento davvero utile: il tiralatte. Cos’è e come funziona? Il modello tradizionale, manuale, è costituito da una sorta di contenitore in plastica all’estremità del quale si trova una piccola ventosa che si applica al capezzolo. Attivandolo, poichè si basa su un meccanismo a “pompa”, si stimola la fuoriuscita del latte proprio come se fosse il bambino a suggere, e, allo stesso modo, il suo utilizzo mantiene costante la produzione di latte da parte delle ghiandole mammarie.
In commercio esistono anche dei tiralatte elettrici, più costosi ma anche più rapidi e facili da usare, inoltre permettono un’estrazione di maggiori quantità di latte. Funzionano a batteria. L’utilità di questo strumento è che permette alla mamma di conservare il proprio latte e razionarlo, in modo da avere sempre delle scorte fresche da offrire al proprio neonato. Vediamo come. La cosa migliore è dotarsi di contenitori sterilizzati da 60-120 gr, riempirli con il proprio latte ma mai fino all’orlo, riporli in frigo per non più di 24 ore (il lasso di tempo in cui il latte materno mantiene tutte le sue proprietà nutritive) e poi trasferirli in freezer.
Potrete, in questo modo, assicurarvi scorte di latte materno per molto tempo, giacchè in congelatore può durare anche 2-3 mesi. Vi conviene datare i contenitori con delle etichette adesive, così da sapere sempre quale latte dare prima al bebè. Un’ultima raccomandazione: una volta scongelato il latte va consumato entro 24 ore e, naturalmente, non può essere più conservato in freezer.
Sab 11/09/2010 da Paola Perria






















