Allattamento a termine: cos’è, i pro e i contro

Scopriamo cos'è l'allattamento a termine, quali sono i pro e i contro. L'allattamento a termine si conclude quando il bambino mostra di non volersi più attaccare al seno, cosa che in molte civiltà avviene intorno ai 3-4 anni. In Occidente si tratta invece di una pratica consigliata ma meno diffusa, cerchiamo di capire perché e se vale la pena allattare finché il bimbo lo desidera.

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    Allattamento a termine: cos’è, i pro e i contro

    Cos’è, quali sono i pro e i contro dell’allattamento a termine? Innanzitutto cerchiamo di capire di cosa si tratta: l’allattamento a termine dipende dalla volontà del bambino, che sceglie quando distaccarsi dal seno in modo autonomo, senza essere forzato a farlo. Questo approccio è tipico di alcune società tradizionali in cui le madri, tutt’oggi, allattano i bambini anche dopo il primo anno di età. Da noi questo tipo di allattamento, pur essendo consigliato, rientra nel cosiddetto allattamento prolungato non sempre visto di buon occhio, sebbene sia naturale e molto diffuso in diverse parti del mondo.

    Allattamento a termine: il significato

    Cosa vuole dire allattamento a termine? Come premesso indica un tipo di allattamento che si conclude in base alla volontà del bambino. Ormai sempre più esperti sono convinti che questa pratica sia utilissima per i piccoli sia dal punto di vista fisico che psicologico.

    Il bambino sa infatti quando è il momento di staccarsi e non è vero, a detta degli esperti, che l’allattamento prolungato ha effetti negativi sulla sua autonomia.

    Allattamento a termine: i pro

    Secondo la psicologia l’allattamento prolungato ha innumerevoli pro.

    Fra l’altro la psicologa clinica Emma Svanberg ha affermato che l’età media di svezzamento nel mondo è di 4 anni e diversi studi antropologici confermano. Prendendo in esame le abitudini di alcune comunità indigene, i ricercatori hanno rilevato che normalmente le madri allattano fino ai 3-4 anni di età, lasciando al bambino la possibilità di scegliere quando staccarsi dal seno. L’idea dei danni psicologici dovuti all’allattamento a termine sarebbero quindi esclusivi della civiltà occidentale.

    Ma veniamo ai principali pro di questa forma di allattamento:

    • Ne beneficia lo sviluppo intestinale perché il latte materno contiene zuccheri semplici che nutrono alcune tipologie di microbi che vivono proprio nell’intestino e che risultano particolarmente benefici per il suo funzionamento ottimale.
    • Ne beneficia lo sviluppo cerebrale del bambino strettamente connesso a quello intestinale.
    • Ne beneficia il sistema immunitario che risulta rinvigorito dal latte materno.
    • Ne beneficia lo sviluppo emotivo del bambino che si sente rassicurato dalla presenza materna e capito realmente dalla madre, la quale anziché obbligarlo a staccarsi prima del tempo, nell’allattamento a termine rispetta la sua volontà.

    Allattamento a termine: i contro

    La madre che opta per l’allattamento a termine potrebbe accusare stanchezza fisica e debolezza in allattamento, specialmente se non ha sufficiente tempo da dedicare al figlio.

    Nella nostra società accade spesso che le madri rientrino al lavoro dopo qualche mese dal parto e allattare quando si è impegnate altrove o si trascorrono molte ore fuori casa, può diventare stressante.

    In altre civiltà succede anche che le madri si facciano aiutare ad allattare e ad accudire i figli dalla comunità femminile circostante e questa forma di condivisione facilita l’allattamento prolungato.

    Allattamento a termine secondo l’Oms

    L’Oms raccomanda l’allattamento esclusivo fino a 6 mesi di età del bambino, dopodiché consiglia alle madri di continuare ad allattare se il bambino lo desidera e sussistono le condizioni per farlo.

    Quindi la pratica dell’allattamento a termine non è considerata negativa per lo sviluppo psicofisico del bebè ma non è nemmeno ritenuta obbligatoria. La fine dell’allattamento prolungato rimane a discrezione della madre.