Allattamento a richiesta: come funziona, pro e contro

Come funziona l'allattamento a richiesta e quali sono i pro e contro? Si tratta del metodo più utilizzato nei primi mesi di vita del bambino ed è anche raccomandato dai medici perché, specie nei primi 2 mesi, aiuta l'organismo della mamma a produrre la giusta quantità di latte per il proprio bebè. Scopriamo come funziona, quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi.

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    Allattamento a richiesta: come funziona, pro e contro

    Come funziona e quali sono i pro e contro dell’allattamento a richiesta? Sulle modalità di allattamento esiste un dibattito vivo e acceso. Vengono spesso messi a confronto l’allattamento a richiesta e quello ad orari fissi: c’è chi afferma che sia sbagliato il primo e c’è chi dice, invece, che è indispensabile che un bambino possa esprimere liberamente il suo desiderio almeno per le poppate. Come per tutte le cose esistono pro e contro e molto spesso la verità sta nel mezzo, essendo comunque un argomento delicato e soggettivo. Bisogna ricordare che l’allattamento è un momento importante nella vita di un bambino ma anche in quella della mamma: trasmettere tranquillità e viverlo con gioia è estremamente importante.

    Come funziona

    Questo tipo di allattamento è quello solitamente più usato, soprattutto nei primi mesi di vita del bambino. Come funziona? Molto semplicemente: il bambino chiede il latte alla mamma nel momento stesso in cui ne ha voglia o bisogno.

    In questo modo, durante le prime 6-8 settimane, viene stimolata la produzione di latte, che va via via regolandosi in base alle richieste del neonato. In tutta questa fase è importante che il bambino dimostri molto appetito.

    Pro

    L’allattamento a richiesta permette di non far attendere troppo il bambino e consente un continuo svuotamento delle mammelle.

    Alternando il seno, il bimbo si stacca da solo quando è sazio. Inoltre permette alla mamma di non dover contare il numero di pasti e l’intervallo tra un pasto e l’altro.

    Secondo gli esperti le poppate frequenti ed irregolari tipiche dell’allattamento a richiesta nei primissimi mesi del neonato sono assolutamente normali e anzi importanti, perché il bimbo deve trovare i suoi ritmi e questo tipo di allattamento glielo consente.

    Contro

    Gli svantaggi riguardano principalmente la fatica: difatti si tratta di un metodo faticoso soprattutto per la neo mamma. L’alternanza delle fasi sonno e veglia sono più difficili da gestire, il bambino soffre spesso di coliche del neonato e si rischia di creare una dipendenza al seno più psicologica che legata alla fame.

    Allattamento a richiesta: fino a quando?

    Non esiste una risposta giusta, come per tutte le cose così intime e delicate, è compito della mamma capire quando è il momento di smettere. Sicuramente i primi mesi di vita del bambino, se si allatta al seno e non con il latte artificiale, è bene accontentare il suo bisogno di cibo nell’attimo stesso in cui lo chiede.

    Ogni quanto?

    Inizialmente bisogna accontentare le esigenze del piccolo ma con il passare dei mesi invece, possiamo controllare che il bambino venga allattato ad intervalli regolari favorendo così un suo equilibrio personale e sorvegliando la sua nutrizione quotidiana.

    L’alternativa diametralmente opposta all’allattamento a richiesta continuo è quello dell’allattamento a orario, secondo il quale bisogna allattare ad orari fissi.

    Questa è una tipologia di allattamento che nasce per cercare di dare la giusta quantità di latte al bambino ad intervalli prefissati durante il giorno, con poppate di circa 20 minuti. Il rischio è quello di nutrire il bambino “a comando”, senza che lui abbia la minima facoltà di decidere. Proprio per questo è molto spesso criticato come metodo.

    Come regolarizzare l’allattamento a richiesta

    Quando si regolarizza l’allattamento a richiesta? La risposta è vaga perché dipende dai singoli bambini, tuttavia esistono metodi che possono aiutare le mamme ad abituare il neonato a dei cicli regolari.

    Evitando le soluzioni più rigide come gli intervalli prefissati di 20 minuti ciascuno, si può ricorrere a metodi come quello concepito da Tracy Hogg, autrice de “Il linguaggio segreto dei neonati”, detto E.A.S.Y.. Il bambino viene abituato pian piano a cicli di 3 ore durante i quali vengono ripetute 4 fasi:

    • E. come Eat, ossia mangiare, durante la quale si allatta il bebè.
    • A. come Activity, fase in cui ci si dedica all’attività per aiutare la digestione.
    • S. come sleep, la fase del sonno prima della ripresa di un nuovo ciclo.
    • Y. come You, ossia la mamma che ora può dedicare un po’ di tempo a se stessa.

    Per seguire questo metodo si rivela utilissimo un diario su cui appuntare il meccanismo e i progressi man mano raggiunti. Ovvio che inizialmente il bambino potrebbe faticare un po’ ad abituarsi ma man mano nel tempo, se tenete duro, riuscirete a regolarizzarlo, parola di Tracy Hogg.

    La cosa importante è mettere in pratica i metodi di regolarizzazione come quello citato in maniera “intelligente”, evitando una rigidità eccessiva. Se il neonato per esempio piange molto per la fame, non è necessario negargli il seno, l’importante è abituarlo con pazienza.

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