Aborto, la legge 194 è salva, la Consulta ha respinto il ricorso

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    Aborto 194

    La Legge 194 che consente l’aborto fino a 90 giorni dal concepimento è fuori pericolo, dopo che diversi segnali che potesse venir messa in discussione si stavano facendo sempre più minacciosi. Stavolta a negare il diritto ad una donna che non possa o non desideri, per tutta una serie di motivi assolutamente privati e individuali, mettere al mondo il suo bambino, non era stato il solito medico obiettore di coscienza, come spesso abbiamo sentito dai fatti di cronaca. La questione era più spinosa perché aveva a che vedere con la nostra Costituzione e una presunta violazione di ben due articoli: l’art. 2 (quello sui diritti inviolabili dell’uomo), e l’art. 32 (relativo alla salute della donna). Ma andiamo con ordine.

    Ad aver provocato la diatriba giuridica che è stata positivamente risolta dalla Corte costituzionale, è stata una teen mom, una ragazza minorenne rimasta incinta, si era rivolta al consultorio per poter abortire senza passare per il consenso dei genitori, evidentemente all’oscuro della maternità o non d’accordo con la figlia.

    Legge 194, la Consulta ne difende la costituzionalità

    La giovane in questione, N.F. 17enne di Spoleto, si è così trovata al centro di una polemica enorme, che ha visto da un lato la Consulta della Corte Costituzionale, che il 20 giugno ha dovuto esprimersi sulla legittimità della richiesta di avvalersi della Legge 194 senza il consenso dei genitori, e dall’altro il mondo politico e soprattutto il web. Ma la ragazza non aveva agito per un colpo di testa, spinta dalle paure di un momento. Al contrario, la sua decisione era chiara e motivata, come aveva fatto sapere il Giudice tutelare che seguiva la giovane, la ragazza infatti aveva affermato di: “Non essere in grado di crescere un figlio, né disposta ad accogliere un evento che non solo interferirebbe con i suoi progetti di crescita e di vita, ma rappresenterebbe un profondo stravolgimento esistenziale”.

    La violazione costituzionale a cui sarebbe andata incontro, però, sarebbe stata relativa alla lesione del diritto alla vita dell’embrione. Insomma, c’era davvero il rischio di tornare indietro di 30 anni, perché la Legge 194 del 22 maggio 1978, arrivata a seguito del Referendum popolare voluto fortemente dal Partito radicale e dal Movimento femminista, aveva di fatto cancellato i reati previsti dal vecchio Codice penale e relativi proprio all’aborto volontario. Se la Consulta non avesse considerato legittima la richiesta della giovane, allora davvero la 194 sarebbe stata in pericolo. Sicuramente le fortissime pressioni del Vaticano in tal proposito hanno un peso non indifferente sul Governo e sulle Istituzioni italiane. Si tutelano i diritti dell’embrione, o quelli dell’individuo adulto, in questo caso della donna incinta? Per fortuna ancora una volta la legge, e la laicità dello Stato italiano, così come il popolo del web in rivolta, hanno vinto. La Consulta si è espressa bocciando il ricorso in modo assoluto, dichiarandolo a sua volta “manifestamente inammissibile” e salvando la 194 così com’è.

    Legge 194, la mobilitazione di politica e web

    A sostegno della 194 e di tutte le N.F. che dovessero trovarsi in analoghe condizioni, si era mobilitata la politica, in particolare l’Italia dei Valori, ma anche il popolo viola, anzi, le Donne Viola, la Cgil, persino lo scrittore e giornalista Roberto Saviano. Ma è soprattutto dal web che era giunto il grido di battaglia in difesa del diritto delle donne all’aborto, una voce molteplice e potente, passata attraverso i social networks come Twitter e Facebook.

    In gioco c’era moltissimo, c’erano 35 anni di libertà dalla piaga dell’aborto clandestino che potevano essere rimessi in discussione, c’era la laicità dello Stato italiano, rimessa in discussione. C’erano tante donne, giovani e meno giovani, che non avrebbero più potuto avere voce in capitolo sulla propria gravidanza, che non avrebbero più potuto decidere in totale libertà e autonomia, se quel figlio arrivato senza bussare desideravano farlo nascere, oppure no. C’era il pericolo, e forse ora non c’è più. Almeno per il momento, la legge 194 è salva.