Aborto, l’80% dei medici in Italia è obiettore: a rischio il diritto all’Ivg

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    La legge sull’aborto è in pericolo, in tutta Italia, a causa dell’obiezione di coscienza dei medici ginecologici, che solo nel Lazio sono ormai il 91 percento. A denunciare questa situazione è la Libera associazione italiana dei ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga). Per difendere il diritto al non aborto si sta mettendo in discussione invece il diritto, sancito da una legge che ha circa 30 anni, di poter scegliere se diventare o meno madre. Lisa Canitano, ginecologa aderente alla Laiga e presidente dell’Associazione Vita di Donna, ha spiegato: “La legge 194 rischia di essere disattesa perché i medici che la applicano stanno per arrivare all’età del pensionamento senza essere rimpiazzati”.

    L’Inghilterra vieta l’obiezione

    In Inghilterra è stato parzialmente risolto il problema vietando l’obiezione di coscienza. Ovviamente, sono scoppiate le polemiche e qualcuno ha già parlato di discriminazione nei confronti di quei medici che, per questioni religiose, non condividono l’interruzione volontaria di gravidanza. Settimana scorsa il General Medical Council, l’Ordine dei medici della Gran Bretagna, ha deciso che i chirurghi plastici non potranno rifiutarsi di operare persone che chiedono di cambiare sesso (per nessuna motivazione), ma c’è di più i medici in generale non si possono astenere “dall’eseguire una particolare procedura per ragioni connesse a convinzioni morali e valori personali”. Ecco quindi che salta anche l’obiezione di coscienza. I medici cattolici hanno così replicato: “Il diritto d’obiezione di coscienza della persona adulta di fronte all’autorità civile (…) è un grave dovere di coscienza non prestare collaborazione, neppure formale, a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la legge di Dio”.

    Chi sono gli obiettori o come andrebbero disciplinati

    L’interruzione volontaria di gravidanza è sancita da una legge che ha compiuto il 22 maggio ben 34 anni. Secondo le stime, gli obiettori superano in Italia il 70 percento e in alcune Regione sono il 90 percento. Ciò vuol dire che nei reparti di ginecologia, ogni dieci medici in media solo 2 praticano l’aborto e potrebbero non essere di turno. I medici obiettori sono quelli che si oppongono a determinati interventi per ragioni morali, etiche o religiose. In un interessante rapporto elaborato da Christine McCafferty, parlamentare del partito laburista inglese, e intitolato “Women’s access to lawful medical care: the problem of unregulated use of conscientious objection” si sostiene che debba esserci un bilanciamento tra la coscienza personale e la responsabilità professionale altrimenti si finisce per ledere il diritto dei pazienti di ricevere cure e assistenza. Inoltre, questo testo sostiene che nel caso non sia di turno un medico non obiettore, l’obiettore non può avvalersi del suo diritto di astensione. Queste indicazioni sono in linea con la 194 e potrebbero preservare entrambe le posizioni in modo equo, tenendo conto che l’Italia è tra i Paesi che regolamenta in modo più inadeguato l’obiezione.

    La campagna contro gli obiettori

    In Italia qualcosa si sta muovendo e ovviamente non mancano le campagne contro l’obiezione di coscienza. La Consulta di Bioetica Onlus, in collaborazione con altre associazioni, ha lanciato, il 6 giugno, la campagna “il buon medico non obietta”, in difesa della legge 194 del 1978 e chiedendo l’abrogazione dell’articolo 9. L’associazione si sta occupando di diffondere i dati della Laiga, portando come drammatico esempio quello del Lazio, Regione in cui il 91,3 percento dei ginecologi d’ospedale sono obiettori e su 31 strutture pubbliche, 9 non praticano l’aborto e nelle altre bisogna augurarsi ci sia un ginecologo di turno. La paura maggiore è dettata dai medici non obiettori che stanno per andare in pensione. Da chi saranno rimpiazzati? Questa campagna vuole semplicemente preservare il diritto della donna, che spesso si trova a doversi far carico di una scelta che non è stata neanche sua (pensiamo alle ragazzine incinte o alle donne violentate). Per aderire alla campagna e saperne di più: www.consultadibioetica.org.